Liberi dal passato oltre la vita

Per realizzare il nostro scopo come anima, il nostro Sogno, è necessario ripulire tutto quello che ci tiene bloccati nel passato.
Un argomento di cui non è mai facile parlare, ma che invece è di "vitale" importanza in questo processo di pulizia e rilascio,
è il rapporto con le anime delle persone care defunte che ancora, per qualche ragione permangono accanto a noi. Magari perché hanno avuto una morte inaspettata o tragica, magari perché sentono di aver lasciato delle cose in sospeso.

Non ci rendiamo conto di quanto il velo che ci divide dall'aldilà sia sottile.
Quanto alle volte sia addirittura inesistente. 

L’unica ragione per cui non riusciamo a vedere, sentire o toccare i nostri cari defunti è perché le loro vibrazioni sono ora diverse dalla nostre.

Sono più leggeri, se così vogliamo dire per capire meglio, sono più sottili, ma sono ancora li, dove li abbiamo sempre visti.

Ancora sono sulla loro sedia o sulla loro poltrona preferita.
Ancora sono a guardare il loro programma alla tv il martedi sera.
Oppure a prenderci in giro mentre cuciniamo e usiamo sempre troppe pentole.
Proprio come facevano in vita.

E allora perché non si rendono visibili?

Perché non ci fanno sentire la loro presenza?

Lo fanno in verità, il problema è che spesso non sanno di essere morti. Spesso parlano con noi, e poi si arrabbiano perché non li ascoltiamo, si arrabbiano perché si sentono rifiutati, perché non ci curiamo di loro.

Queste persone, probabilmente vivevano lo stesso tipo di ferita anche da vivi, la ferita del rifiuto, per questo non si accorgono di essere deceduti, di essere invisibili ai nostri occhi, per questo, senza volere, alle volte ci creano problemi.
Senza volere interferiscono con la nostra vita, con le nostre scelte, con quello che ci accade. 
Senza volere ci succhiano via la vita.

I morti non morti, perché inconsapevoli del loro stato, continuano nel primo piano attaccato ancora alla vita, a sperimentare lo stesso tipo di incastri emotivi, lo stesso tipo di ferite e di traumi che in vita non sono riusciti a risolvere.
Restano.
Restano alle volte per anni accanto a noi.
Alle volte restano di generazione in generazione.
Confusi.
Confusi dal loro dolore, e dal nostro. 
Confusi dal nostro non volerli lasciare andare, dal nostro sentirci in colpa perché siamo sopravvissuti a loro. 
Dalla nostra rabbia perché ci hanno abbandonati e non abbiamo nemmeno la possibilità di odiarli per questo, di urlar loro in faccia quanto sia ingiusto quello che hanno fatto, quanto ci sentiamo traditi perché ci hanno lasciati soli.

E così li blocchiamo accanto a noi.

In una dimensione immobile. In una dimensione in cui noi non possiamo sentire loro, e loro non possono farsi udire da noi.

Quel vuoto, quello squarcio nel cuore, quel freddo che ci è entrato nelle ossa, quel senso di lutto costante, di fine ineluttabile, di perdita del senso e dello scopo nella vita, non dipende in realtà dalla loro dipartita, dalla loro morte, almeno non del tutto.

Dipende dal fatto che loro sono ancora qui. Eppure non possiamo percepirli. Ecco il vero vuoto.
Il loro posto nell'universo lasciato vuoto perchè sono dove non dovrebbero, in una dimensione che quasi non esiste.

Dipende dal fatto che il corso della natura, che il fluire della vita che finisce per mutare e rinnovarsi, che l’equilibrio dell’universo, sono stati spezzati, invertiti, sfidati.
La morte è stata sfidata.
La morte è stata rifiutata, e con lei tutte le persone coinvolte, i vivi come i morti.

La morte non si deve mai sfidare, non serve, e non fa altro che portare altra morte.

E’ molto difficile leggere certe parole quando si è perso una persona cara, questo si può comprendere ed onorare, ma il nostro dolore non è un alibi, non può essere alibi per interrompere la nostra vita e per bloccare il percorso dell’anima dei nostri cari, che non può raggiungere la luce, che non può andare incontro ad una nuova vita.

Elaborare il lutto non significa dimenticare chi abbiamo amato.
Non significa allontanarlo maggiormente da noi, perché non potrebbe essere più lontano di quanto lo stiamo tenendo, perso nella confusione e nella rabbia di una dimensione in cui è solo, rifiutato, lontano da Dio.

Elaborare il lutto significa comprendere che chi amiamo potrà esserci vicino solo nel momento in cui lo lasciamo libero di proseguire la sua strada verso la luce. Nel momento in cui il nostro desiderio che sia felice e sereno, diventa più importante del nostro bisogno di essere nel dolore.

Solo comprendendo che l’anima rimane sempre in contatto con tutte le altre anime che ha amato, di vita in vita, e che questi fili sottili non si spezzano mai nemmeno con la morte, ma sono l’appuntamento per incontrarsi in altri tempi, in altri luoghi, si può finalmente riprendere la vita. 

E si può finalmente donarla di nuovo, lasciandola fluire in tutti i percorsi che aveva scelto per manifestarsi, anche oltre la vita stessa.
Aldilà della vita.
Aldilà della morte.


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IL GUSTO DELL'ANIMA di Georgia Briata
Questa è la storia, sotto forma di romanzo, di come ho realizzato il mio Sogno. 
Spero che le mie parole siano di conforto quando la fiducia vacilla, perché c'è qualcosa che ci spinge ad andare avanti anche quando sembra non avere più un senso: Il Sogno.
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2 commenti:

  1. un'anima che e' dipendente dalle persone ancora in vita?

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  2. Il legame d'amore con i nostri cari trapassati,continua sempre! Dovremmo lasciar andare il dolore,per permettere ad essi di andare verso la luce!Li ritroveremo...

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