PER OBBLIGO E PER AMORE

Hai fatto un lungo viaggio nel tempo e nella consapevolezza.

Ed ora che stai giungendo alla fine, come un percorso a ritroso, non potevi che tornare all'origine. 
Non possono germogliare frutti senza albero, e non esiste albero senza radici.

È proprio qui che ora approdi, alle radici della tua storia umana, alla porta di accesso della tua anima che si è fatta carne ed è entrata in questa vita. Da qui sei giunta e da qui devi ripassare per rinascere in una nuova te stessa anima antica, per accedere alla tua nuova identità.

I tuoi antenati.
I tuoi genitori.

Quante storie, quante indagini, quanti movimenti interiori questo antico e viscerale legame ha creato in te e nel tuo viaggio terreno.

Quante volte ti sei sentita in conflitto con loro, quante volte ti sei sentita non capita, non rispettata, non vista, non amata.

Quanto rancore speso, quante recriminazioni per le loro mancanze.

Quante volte hai creduto che il dolore e l’odio fossero più forti del tuo amore verso di loro.

Una parte di te è atrofizzata sai?

Una parte di te ha perso completamente il contatto con l’amore, con il bene, con il calore.
E’ quella parte che, ogni volta in cui ti trovi ad interagire con persone più lente di te, persone più indietro di te nel percorso di crescita, persone che sembrano voler rimanere agganciate al dolore e al passato, e ancora di più, persone che cercano di buttare addosso a te i loro problemi, tu ti irrigidisci.
Senti nascere dentro di te un profondo fastidio, un nervoso stizzito e arido che parte da dentro. E non puoi fare a meno di allontanarle, alle volte anche malamente, alle volte definitivamente, con la sensazione che ti abbiano sporcata, invasa.
 "Come si sono permesse?" pensi in silenzio dentro di te.

Ma poi fai un passo indietro, ti osservi, e provi vergogna.

"Com'è possibile, che proprio io che desidero così ardentemente aiutare gli altri, che credo così fortemente nell'amore e nella condivisione, possa essere così indifferente e fredda verso le difficoltà di queste persone?".

Poi ricordi che qualcuno ha detto che nel proprio percorso verso la luce è necessario allontanare le persone negative e trovi così un po’ di sollievo, una giustificazione per te stessa.

Ma tu lo sai che c’è altro, una flebile voce dentro di te ti sussurra la verità...
... E cioè che c’è altro che dovresti osservare ma che ancora ti ostini a celare al tuo sguardo. Al tuo cuore.

Queste persone che percepisci fragili, bisognose di aiuto, limitate nel pensiero e nel sentire, paragonate alla profondità della tua anima, ti ricordano un dolore lontano. Una lacerazione interiore di cui porti ancora il marchio e che ancora oggi quando la vita, attraverso queste persone te la ricorda, duole e sanguina come appena formata.

Di quale lacerazione, di quale straziante dolore parlo?

Del dolore che un tempo, ancora bambina, ancora totalmente dipendente dai tuoi genitori, hai provato.
Tante volte hai visto tua madre con il viso tirato, l’espressione triste, preoccupata, magari l’hai vista piangere. In quel dolore l’hai sentita lontana, l’hai vista piccola, in difficoltà, incapace di farcela.
E così hai visto tuo padre.

Forse non era vero, forse erano solo preoccupazioni normali come tutti gli adulti ne hanno.
Ma la tua anima allora bambina, ha visto la sua mamma o ha visto il suo papà in difficoltà e si è sentita morire dentro.

Quella pena così grande che hai provato, quel senso di inutilità, quell'angoscia profonda nel pensare alla tua povera mamma, al tuo povero papà, sono state troppo pesanti per quel piccolo cuore che avevi.
Hai deciso di prendere su di te il loro dolore, per essere come loro, per non lasciarli soli. 

Il loro dolore si, i loro pesi, i loro fardelli. Li hai fatti tuoi, e quel peso ti ha piegata, ti ha fatto dimenticare di te.

E così dall'essere pura, dall'essere semplicemente te stessa anima antica, sei diventata altro.

Inoltre, cresciuta tra tante regole che ti hanno castrata, limitata, umiliata nella tua individualità, offesa nella tua essenza, essere come loro ti volevano, farti carico dei loro problemi, era per te un modo per sentirti accettata, per sentire di avere il diritto di vivere. 

Fare molto di più di quello che ti spettava, senza chiedere niente. Questo il patto con te stessa, il patto con loro.

E così da quel momento per te, l’amore non è più stato puro, è diventato uno scambio:
"Ti amo e per questo amore, se mi accetti, prendo il tuo fardello su di me e te ne libero".

Crescendo hai poi dimenticato, ma il patto è ancora lì.

Da allora, ogni volta che hai interagito con qualcuno a cui tenevi, qualcuno che percepivi nel dolore, tu quel dolore lì l’hai preso e fatto tuo.
Così, nel tuo percorso come anima, come operatore di luce, ogni volta che qualcuno giunge a te, ti carichi del suo dolore.
L’amore, la compassione, non sono più puliti, perché c’è dietro questo ricatto, questo obbligo, questo patto dimenticato da tempo.

Non sai oggi più distinguere se le cose le fai per obbligo o per amore.

E così, di volta in volta, con il passare del tempo, queste persone bisognose, cariche di sofferenza, che hanno intrecciato la tua vita, si sono portate via un po’ della tua energia, lasciandoti in cambio problemi e pesi non tuoi.

Finché un giorno hai sentito che era troppo. 
Ti sei sentita usata e forse è in parte vero, molte di quelle persone hanno abusato del tuo aiuto, della tua disponibilità. Ma la bambina che è ancora in te gli ha aperto la porta. La bambina che aveva stabilito che quello fosse il modo giusto e unico per sopravvivere, ha sempre mandato loro questo messaggio: 
"Prenderò i tuoi pesi su di me, così mi amerai e mi accetterai".
Ecco cosa muove queste persone.

Il patto così pesante che la bambina che eri ha stretto con i tuoi genitori, crescendo ti ha fatta sentire soffocare, ti ha schiacciata. Quella sofferenza profonda che provavi davanti al dolore dei grandi della tua vita che tu percepivi piccoli, il dolore di tua madre, per te era così insopportabile da decidere ad un certo punto di chiuderti. Di bloccare il passaggio di quell'amore così grande che non eri in grado di sopportare.

E da li hai iniziato a provare rabbia, fastidio, per arginare il dolore. Per arginare l’amore.

Oggi, davanti a queste persone che giungono a te, che come i tuoi genitori di allora, tu percepisci bisognose, fragili, con una mente limitata rispetto al tuo profondo sentire, tu di nuovo ti chiudi. Diventi indifferente. Diventi di ghiaccio.
O almeno così credi.

Non è la verità. Non è indifferenza. Non è mancanza di compassione.

Al contrario, è il sentire dentro di te risuonare l’eco di quell'antico amore così grande e potente da dover essere addomesticato, da dover essere allontanato, dimenticato, perché come il fuoco ti stava bruciando.

L’amore per tuo padre.
L’amore per tua madre.

Non lo ricordi più, che un tempo li hai amati così tanto da scegliere di rinunciare alla tua stessa vita, alla tua stessa felicità, alla tua stessa realizzazione, pur di fare qualcosa per loro. Pur di restare accanto a loro.

E’ ora di riprendere quell'amore sacrificato e rinnegato, e portarlo nuovamente a te, al tuo cuore, così che la vita possa nuovamente fluire, il calore ritemprare il tuo corpo stanco, la luce riscaldare il tuo cuore, l’abbondanza colmare di frutti i tuoi rami.

Ricorda adesso il calore di quell'amore, non sei più la bambina che non sapendo come aiutare, poteva come unica soluzione sacrificare se stessa e poi smettere di amare.

Sei adulta adesso, anima antica, la parte umana di te così strettamente collegata alla tua famiglia di origine, ha oggi tutti gli strumenti per accogliere questo grande amore, per sorreggere dove le forze mancano, per consigliare dove la mente vacilla, per accudire dove il corpo cede.
Riapri il tuo cuore all'amore per tua madre, all'amore per tuo padre.

Lascia che questo amore sia il sole che scioglie la neve.

Riapri il tuo cuore alla voglia di vivere.

Perché il tempo dei sacrifici, il tempo della fatica è finito, questa è l’ora della VITA!




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1 commento:

  1. Cara Giorgia,
    questo bellissimo post (come tutti i tuoi scritti del resto) arriva in sincronicità con quanto stavo realizzando dentro di me tra ieri e oggi. E ci tengo a dirti che non è la prima volta che ciò accade.
    In questi ultimi giorni, in particolare, ho sentito profondamente il collegamento con gli "irrisolti" della mia famiglia, si è mossa un sacco di roba (ieri ero a letto con 38 di febbre), ho sentito in me una profonda vulnerabilità e mi sono permessa di restarci dentro, accogliendo tutto quello che poteva accadere. Ed è da stamattina che calde lacrime, colme di dolore, continuano a scendere; ho sentito chiaramente che tutto l'irrisolto è stato creato da me, percependolo come un qualcosa di indefinito sepolto da qualche parte nel cuore, da dove sta richiamando la mia attenzione per essere guarito.
    Sentirlo è ben diverso che saperlo.
    Mi riconosco in quanto scrivi, eccome. In alcuni passaggi ho sentito una intensa commozione.
    C'è però una cosa che in me agisce diversamente almeno in parte: con i parenti effettivamente mi chiudo, il cuore è di ghiaccio, invece con altre persone con cui si stabilisce una connessione interviene una forte spinta ad aiutarli a vedere, ad aprire il loro limitato sentire. E questo atteggiamento, con quelle che ho amato di più, è stato causa di profondo dolore, perché queste persone non hanno saputo (e spesso voluto) accogliere l'opportunità di aprirsi.
    Sicuramente questa è l'altra faccia della medaglia della chiusura ... ma mi farebbe piacere sentire la tua visione.
    Un abbraccio e grazie per le tue condivisioni.
    Paola

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